Scuola, approvata la riforma. Così il governo impone il gender in classe

La Camera ha approvato la riforma della scuola con 277 voti a favore, 173 contrari, dei quali 4 dalle file del Pd, e 4 astenuti. Si tratta del via libero definitivo, sul quale non erano previste sorprese. La seduta ha comunque riservato alcuni fuori programma, a partire dall’avvio turbolento. Mentre in piazza Montecitorio manifestavano i sindacati della scuola, infatti la discussione in aula è stata sospesa dopo che la Lega ha esposto cartelli con su scritto “Giù le mani dai bambini”, costati anche l’espulsione del capogruppo Massimiliano Fedriga. La protesta è stata un tentativo in extremis di attirare l’attenzione su uno dei capitoli più controversi del testo e più glissati da parte del governo: l’introduzione nella riforma dell’insegnamento dell’ideologia gender, fin dalle scuole dell’infanzia.

Il gender nascosto nei riferimenti normativi

Il fatto che la riforma introduca una «offerta formativa» che punta a negare l’esistenza delle differenze biologiche tra uomo e donna è stato recisamente negato dal governo e in particolare dalla componente centrista dell’Ncd. Ma uno studio attento del testo dimostra il contrario. In particolare, sono state le associazioni pro Vita e delle famiglie a lanciare un allarme dettagliato, spiegando che l’insidia si nasconde all’interno dei riferimenti normativi cui il ddl rimanda. Ovvero, nel testo della “Buona scuola” non si parla esplicitamente di gender, ma – dietro la comoda facciata della lotta alla discriminazione – al comma 16 si rimanda alla legge 119 del 2013. Un richiamo incomprensibile per i non addetti ai lavori, anche perché a sua volta richiama a un altro riferimento normativo: la Convenzione di Istanbul, che proprio la legge 119 di fatto attua.

Ecco a cosa punta davvero il ddl Buona scuola

Cosa dicono, dunque, queste leggi che ora, attraverso il ddl Buona scuola, entreranno di prepotenza nelle classi e, quindi, nelle case degli italiani? La convenzione di Istanbul dice, tra l’altro, che «con il termine genere ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini». Dunque, secondo questa definizione, non si è uomo e donna perché così si è nati, ma perché la società così impone. È la sintesi dell’ideologia gender e, in sostanza, per la convenzione di Istanbul se invece si riconosce una differenza biologica si compie una discriminazione. La legge 119 del 2013, recepisce questa direttiva rendendola piano operativo e dicendo che bisogna «promuovere una adeguata formazione» non solo alle superiori, ma fin «dalla scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione». Ora, a chiudere il cerchio, arriva il ddl Buona scuola con cui il governo inserisce il gender direttamente nelle strategie di lungo termine per l’istruzione italiana. Con la firma di una ministra eletta con i moderati di Scelta Civica e con l’avallo dell’Ncd.

L’associazione ProVita: «I vescovi parlino chiaramente»

Un colpo di mano avvenuto, hanno denunciato i promotori della grande manifestazione delle famiglie del 20 giugno, nel silenzio della Cei. «È molto triste che la Chiesa abbia taciuto su questo disegno di legge che, facendo riferimento alla legge 119 e quindi alla convenzione di Istanbul, introduce stabilmente il gender nelle scuole», commenta Toni Brandi, presidente della onlus ProVita, il quale, dopo le polemiche dei giorni scorsi, rivolge anche un invito al segretario generale dei vescovi italiani, monsignor Galantino perché la Cei non manchi l’appuntamento con il ddl Cirinnà sulle Unioni civili: «Il popolo del 20 giugno – sottolinea Brandi – non può essere tradito da coloro che lo dovrebbero rappresentare. Abbiamo massimo rispetto per la Cei e umilmente chiediamo che monsignor Galantino affermi chiaramente che non ci possono essere compromessi sul disegno di legge Cirinnà»

http://www.secoloditalia.it/2015/07/scuola-approvata-riforma-cosi-governo-impone-gender-in-classe/

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L’infanzia tedesca devastata dall’indottrinamento gay: l’altra faccia di ‘Colonia’

Lgbt

Tanto le famiglie naturali quanto le persone eterosessuali, d’ora in poi, nelle scuole di Meclemburgo-Pomerania, non rappresenteranno altro che una delle tante, possibili varianti di coppia e di orientamento sessuale: lo prevede il Piano d’azione per l’uguaglianza e l’accettazione della diversità sessuale e di gender in vigore nel Land, rigorosamente ossequioso verso i diktat e le pressioni imposte dalle lobby Lgbt, di cui asseconda fedelmente gli obiettivi politici e ideologici.

A rivelarlo è stata l’agenzia Junge Freiheit on line del 29 dicembre scorso, che ha precisato come all’indottrinamento di Stato siano destinati a non sfuggire, purtroppo, neppure i bambini delle materne, infischiandosene dei seri problemi conseguenti per un loro corretto ed armonico sviluppo; è probabile che, nelle classi, vengano inseriti compagni omosessuali o provenienti da coppie gay o lesbiche, con l’esplicito intento di discriminare gli altri o di ricodificare in loro un falso concetto di “normalità”.

L’agenzia Kultur und Medien non esita, giustamente, a condannare il bieco tentativo di «decostruzione» delle coscienze sin dalla più tenera età, rendendone oltre tutto forzatamente complici gli stessi insegnanti.

Ma c’è di più: allo stesso scopo sono state predisposte da Angela Kolb , esponente dell’Spd e ministro di Giustizia nella Sassonia-Anhalt , delle autentiche «valigette didattiche» contro la «violenza di genere». Non esiste alcun allarme sociale, in merito: basti il fatto che, dal 2007 al 2014, le forze dell’ordine han registrato in tutto solo 19 casi riconducibili a tale specifico reato. Il che rende evidente la natura assolutamente strumentale del provvedimento assunto.

E’ sconcertante notare con quanta foga, con quanti mezzi – economici ed umani – e con quanta ossessiva tenacia gli ambienti Lgbt, contando sulla sponda politica garantita dalle Sinistre in particolare (ma anche da ampi settori delle destre più “liberali”), cerchino di strappare ideologicamente dalle menti dei piccoli l’evidenza naturale del matrimonio come unione tra un uomo ed una donna. Uno sforzo titanico posto in essere con l’unico obiettivo di produrre un’autentica aberrazione spirituale, morale e sociale (fonte: Osservatorio Gender).

In collaborazione con: nocristianofobia.org

Non c’è da meravigliarsi che poi, una volta cresciuti, ‘lascino fare’ i loro comodi ai nuovi arrivati. Colonia non è solo il simbolo della furia sessuomane dei profughi, è anche il simbolo della de-mascolinazzione dell’uomo europeo.

"È tempo che tu operi, o Eterno; essi hanno annullato la tua legge"
Salmo 119:126.