di CARMELO PALMA – La fiammata che sta incendiando le piazze islamiche non è una “reazione” a un film blasfemo, ma è una “azione strategica”, che le élites islamiste hanno organizzato utilizzando il trailer Youtube di un film fantasma per innescare la bomba dell’indignazione religiosa e della frustrazione politica.
Sam Bacile, il regista ebreo di Innocence of the Muslims di cui si è parlato per giorni, è in realtàun “pataccaro” di origine copta, Nakoula Basseley Nakoula, cheha “intestato” a Maometto le mascalzonate del protagonista di un film girato su un copione profano. Posto che il film servisse a soddisfare il narcisismo esibizionistico dell’ultradestra religiosa americana o a vendicare le violenze subite dai cristiani copti, offendendo la sensibilità di un miliardo e mezzo di musulmani (un fine assai poco strategico con un mezzo assai poco propizio) la vera operazione mediatica non si è realizzata su Youtube, ma nelle piazze che sono insorte contro la profanazione della figura del Profeta. Innocence of the Muslims ha offerto il soggetto e le folle in rivolta, dal Marocco all’India, hanno fornito gli interpreti di un film che non parla affatto dell’empietà di Maometto, ma di quella dell’Occidente e in particolare degli Stati Uniti.
Discutere di limiti costituzionali o pratici alla libertà di espressione come misure di prevenzione ormai necessarie in un Occidente minacciato dalle reazioni fanatiche non è solo pericoloso, ma inutile. Nel sistema dell’informazione e della comunicazione globale c’è un deposito infinito di pretesti e di occasioni d’offesa (per tutti) e molti altri se ne possono inventare. A minacciare l’Occidente, su questo versante, non è l’uso nichilistico e irresponsabile della libertà di parola o l’incontrollabilità politica delle grandi piattaforme mediatiche, ma l’uso efficiente e militare della suscettibilità islamica.
Tanto il problema quanto la soluzione (se c’è) stanno nella transizione politica di regimi instabili, rispetto a cui l’intero Occidente comprensibilmente oscilla tra l’impegno e il disimpegno. L’auto-flagellazione sui limiti alla libertà d’espressione – come se davvero il capo della miccia fosse nelle nostre mani – suona, se ci possiamo permettere, cieca e vanamente moralistica. FONTE
IL REGISTRA EBREO (Sam Bacile) CHE CON IL SUO FILM HA SCATENATO LA CARNEFICINA TRA MUSULMANI E CRISTIANI, (CI CHIEDIAMO), HA AGITO CON INNOCENZA OPPURE QUESTO EVENTO E' STATO PIANIFICATO E FA PARTE DEL PROGETTO DELL'ELITE GIUDAICO-EBREO PROFETIZZATO NELLA BIBBIA, CONTRO CRISTO E I CRISTIANI CHE DURA DA DUEMILA ANNI PER PRENDERE IN MANO LE REDINI DEL POTERE RELIGIOSO NEL MONDO CON IL CONSENSO DELLA CRISTIANITA' APOSTATA E SI MANIFESTI FINALMENTE COME IL 'MISTERO D'INIQUITA'? SIAMO ALLA SOGLIA DI EVENTI STRATEGICI CHE CONCLUDERANNO LA MARTORIATA STORIA DEL PECCATO DI QUESTA TERRA.
San Bacile, chi è costui? Alla ricerca del fantomatico regista anti islamico
Impossibile rintracciarlo. Il nome è falso. Ovunque vi sia una traccia della sua presenza, ha lasciato pseudonimi diversi. Ieri si era fatto vivo al Wall Street Journal, solo per dire che il film Innocence of Muslism è stato finanziato da persone di origine ebraica, scatenando le violenze nel mondo...
Ignazio Roccelli

WASHINGTON - Una serie di alias, come di solito usano i truffatori. Ma dietro non c’è un truffatore, c’è qualcun altro, chi? Misteriosa risulta essere la figura di Sam Bacile, l’americano con cittadinanza israeliana che rivendica di essere il regista della pellicola. Il suo nome non risulta in nessun luogo, né negli Usa, né in Israele. In compenso, quando si risale alle poche tracce che lascia, si scopre che usa altri nomi, una serie intera di alias, da far invidia ai più esperti truffatori.
Ci sono molte cosa ancora da chiarire su come e perché sia nato il film satirico Innocence of Muslism, che si sapeva benissimo avrebbe scatenato le ire dei moderati e le violenze del mondo islamico più fanatico. I media americani si pongono molti interrogativi riguardano chi sia il vero autore della pellicola e chi abbia deciso di postare su internet, proprio a ridosso dell’11 settembre un trailer già di per sè “infamante”, del film tradotto appositamente in arabo. Il film, in sè. Era su internet da mesi ma non aveva suscitato particolare interesse o scalpore: a fare la differenza è stata proprio la versione ridotta in arbo.
Ieri, Bacile si è fatto vivo, parlando al telefono col Wall Street Journa; ha ribadito di considerare l’islam “un cancro”, ma resta il fondato sospetto che il suo non sia altro che uno pseudonimo. Dunque, se usa una simile precauzione, restando sostanzialmente anonimo, sapeva perfettamente che cosa avrebbe provocato un film del genere. Ed esserne autore... continua